04 agosto 2011
Donne, aratro e zappa
Un articolo di The Economist, 21 luglio 2011: The Plough and the Now.
31 dicembre 2010
Italia a fine 2010
Nella prima parte descrive la situazione attuale in termini realistici. Ad esempio:
"abbiamo un sistema d'istruzione dal rendimento assai basso; una burocrazia sia centrale che locale pletorica e inefficientissima; una giustizia tardigrada e approssimativa; una delinquenza organizzata che altrove non ha eguali; le nostre grandi città, con le periferie tra le più brutte del mondo, sono largamente invivibili e quasi sempre prive di trasporti urbani moderni (metropolitane); la rete stradale e autostradale è largamente inadeguata e quella ferroviaria, appena ci si allontana dall'Alta velocità, è da Terzo mondo; la rete degli acquedotti è un colabrodo; il nostro paesaggio è sconvolto da frane e alluvioni rovinose ad ogni pioggia intensa, mentre musei, siti archeologici e biblioteche versano in condizioni semplicemente penose. Per finire, tutto ciò che è pubblico, dai concorsi agli appalti, è preda di una corruzione capillare e indomabile. C'è poi la nostra condizione economica: abbiamo contemporaneamente le tasse e l'evasione fiscale fra le più alte d'Europa, mentre gli operai italiani ricevono salari ben più bassi della media dell'area-euro; il nostro sistema pensionistico è fra i più costosi d'Europa malgrado le numerose riforme già fatte e siamo strangolati da un debito pubblico il pagamento dei cui interessi c'impedisce d'intraprendere qualunque politica di sviluppo. Ancora: nessuno dall'estero viene a fare nuovi investimenti in Italia, ma gruppi stranieri mettono gli occhi (e sempre più spesso le mani) su quanto resta di meglio del nostro apparato economico-produttivo; nel frattempo il processo di deindustrializzazione non si arresta e la disoccupazione, specie giovanile, resta assai alta."
Nella seconda parte evita di prendere posizione sulle responsabilità. Mette in un unico calderone chi si oppone a questo stato di cose e chi lo nega, affermando che in Italia le cose vanno meglio che in altri paesi e che bisogna semplicemente essere più ottimisti:
"Chi dovrebbe parlare resta in silenzio. Resta in silenzio il discorso pubblico della società italiana su se stessa, consegnato ad una miseria che diviene ogni giorno meno sopportabile. Ma soprattutto resta in silenzio la politica, divisa tra lo sciropposo ottimismo di Berlusconi, il suo patetico «ghe pensi mi» da un lato, e la vacuità dei suoi oppositori dall'altro. Bersani, La Russa, Bossi, Fini, Bondi, Vendola, Verdini, Di Pietro, Casini, e chi più ne ha più ne metta credono di parlare al Paese con le loro dichiarazioni, le loro interviste, i loro attacchi a questo o a quello, i loro progetti di alleanze, di controalleanze e di governi: non sanno che in realtà se ne stanno guadagnando solo un disprezzo crescente, ne stanno solo accrescendo la distanza dal loro traballante palcoscenico. Sempre più, infatti, la loro produzione quotidiana di parole suona eguale a se stessa: ripetitiva, irreale, ridicola."
Fa anche un unico calderone della stampa italiana, accusata di costituire
"un sistema dell'informazione anch'esso perlopiù perduto dietro la chiacchiera, il «retroscena», il titolo orribilmente confidenziale su «Tonino» o «Gianfri», il mortifero articolo di «costume»."
Ma il "tutto va bene" di Berlusconi e dei suoi non ha la stessa valenza dei tentativi delle opposizioni di affrontare i problemi del paese. Le scelte dei vecchi alleati del centro destra come Casini e Fini di distanziarsi dall'allegro cavalcare il disastro italiano non sono scelte di comodo. Le opposizioni storiche non sono tutte uguali: non si può confrontare la serietà di Bersani con l'arrivismo individualistico e la scarsa onestà intellettuale di Di Pietro.
E non si può mettere insieme Belpietro e De Bortoli, Minzolini e la Gabanelli in un unico fascio. Farlo non è qualunquismo. E' evitare di dire tutta la verità. E chi evita di dire tutta la verità risulta complice.
27 maggio 2010
Tecnica: atto tradizionale efficace
Marcel Mauss: "Les techniques du corps", 1934
Arrivo a Mauss , sociologo noto soprattutto per i suoi studi sul significato del dono, tramite un articolo di Edoardo Sanguineti, uscito sul Corriere della Sera lo stesso giorno in cui il poeta e critico è morto durante un'operazione in un ospedale di Genova.
13 marzo 2010
Abreu: El Sistema
Su TED (Technology, Entertainment, Design):
http://www.ted.com/talks/jose_abreu_on_kids_transformed_by_music.html
Un riferimento ad una iniziativa di Claudio Abbado, per El Sistema in Italia.
13 gennaio 2010
Le condizioni dell'Italia
Documento di sintesi in pdf.
Sito web con i dettagli.
Le condizioni della lingua italiana
http://www.accademiadellacrusca.it/lingua_italiana_scuola_sviluppo_il_documento.shtml
09 dicembre 2009
Un mondo di hit
" “Both the hits and the tail are doing well,” says Jeff Bewkes, the head of Time Warner, an American media giant. Audiences are at once fragmenting into niches and consolidating around blockbusters. Of course, media consumption has not risen much over the years, so something must be losing out. That something is the almost but not quite popular content that occupies the middle ground between blockbusters and niches. The stuff that people used to watch or listen to largely because there was little else on is increasingly being ignored. [...].
Perhaps the best explanation of why this might be so was offered in 1963. In “Formal Theories of Mass Behaviour”, William McPhee noted that a disproportionate share of the audience for a hit was made up of people who consumed few products of that type. (Many other studies have since reached the same conclusion.) A lot of the people who read a bestselling novel, for example, do not read much other fiction. By contrast, the audience for an obscure novel is largely composed of people who read a lot. That means the least popular books are judged by people who have the highest standards, while the most popular are judged by people who literally do not know any better. An American who read just one book this year was disproportionately likely to have read “The Lost Symbol”, by Dan Brown. He almost certainly liked it."
23 novembre 2009
Spam: quanti ci cascano
Un esperimento di simulazione di spamming, finanziato dal governo USA, ha fornito per la prima volta alcune risposte statisticamente significative.
25 settembre 2009
One Laptop Per Child, un bicchiere mezzo ...
I risultati effettivi sono stati molto inferiori, per due motivi principali:
Si è sottostimato quanto sia importante la conoscenza delle diverse realtà sociali e politiche di ogni singolo paese per l'effettiva diffusione degli strumenti tecnologici. I governi non sono tutti uguali, e vanno tenuti in considerazione il punto di vista delle associazioni di insegnanti, dei sindacati, ecc.
L'industria IT si è sentita minacciata dalla promessa di PC a basso prezzo (inferiori a 100 dollari, era l'obiettivo) al di fuori del propro controllo, e ha reagito con proposte alternative come il Classmate di Intel, e la nuova categoria dei Netbook.
"So rather than distributing millions of laptops to poor children itself, OLPC has motivated the PC industry to develop lower-cost, education-oriented PCs, providing developing countries with low-cost computing options directly in competition with OLPC's own innovation. In that sense, OLPC's apparent failure may be a step toward broader success in providing a new tool for children in developing countries. However, it is also clear that the PC industry cannot profitably reach millions of the poorest children, so the OLPC objectives might never be achieved through the commercial market alone."
L'analisi sullo stato dell'iniziativa OLPC è stata pubblicata da Kennet Kramer, Jason Dedrick e Prakul Sharma in Communications of the ACM, 06/2009.
10 luglio 2009
Software per il sociale
Michael Buckley: Computing as Social Science, Communication of the ACM, April 2009.
22 maggio 2009
TED in italiano
La durata massima di ogni conferenza è di 20 minuti, e i relatori ed i temi affrontati sono eccellenti.
Ora alcune delle conferenze sono state sottotitolate in italiano, e vale la pena godersele.
04 febbraio 2009
Comunità di contenuti
L'analisi comparativa fa emergere alcuni aspetti interessanti, tra cui:
- nelle comunità di contenuti, il fatto che le relazioni si stabiliscano su un unico argomento porta naturalmente ad una radicalizzazione delle posizioni
- affinché la comunità di contenuti si sviluppi in modo positivo, la partecipazione non deve essere anonima.
06 gennaio 2009
Fare attenzione, sempre più difficile
La capacità di lavorare, di progredire, di ottenere risultati si basa sulla concentrazione, sul prestare attenzione. Ma ogni fonte informativa ed ogni canale di comunicazione si ripromettono di ottenere, sia pure per poco, la nostra attenzione. Di distrarci dal nostro focus.
Questo articolo di Mike Elgan lo spiega bene. Sei ore di lavoro concentrato ottengono ben di più di dodici ore di lavoro inframmezzato da email, telefonate, sms, navigazioni web, ecc.
29 novembre 2008
Tecnologie digitali e disintegrazione sociale
Holmes cita Nicholas Carr (Is Google Making Us Stupid?), ma espande la sua analisi sul ruolo e sugli effetti dei videogiochi. Pessimista, e convincente.
02 ottobre 2008
TED: idee che vale la pena diffondere
Una collezione di video di durata contenuta (in genere non più di 20 minuti), con relatori e contenuti eccellenti. Non solo IT, purtroppo senza sottotitoli.
Tra quelli che ho visto:
Jill Bolte Taylor: My stroke of insight
Ken Robinson: Do schools kill creativity?
Benjamin Zander: Classical music with shining eyes
13 luglio 2008
Le scuole in Finlandia
L'educazione è considerata "the centrepiece of national identity. So hard work and good behaviour are the norm; teaching tempts the best graduates (nearly nine out of ten would-be teachers are turned down)." Economist, 26 giugno 2008
Nove candidati all'insegnamento su dieci vengono scartati. I risultati si vedono: gli allievi delle scuole finlandesi compaiono ai vertici delle classifiche internazionali per capacità di comprensione ed espressione testuale, matematica, scienze.
04 luglio 2008
You Tube e simili
1. che nessuno, mai, prima d'ora, neppure i centri informativi più ricchi che siano mai esistiti, ha mai avuto a disposizione questa varietà di registrazioni in tempi così rapidi. Possiamo vedere ciò che è stato trasmesso ieri dalle televisioni di tutto il mondo, ma possiamo anche vedere filmati realizzati da una miriade di produttori non professionali, con punti di vista eventualmente contradditori rispetto alle versioni degli eventi rese pubbliche dai governi e dalle fonti informative consolidate.
2. che nessuno, mai, prima d'ora, ha mai potuto vedere e ascoltare tante persone viventi o vissute. Posso vedere filmati di Nietzsche, del Mahatma Gandhi, di Jimi Hendrix, di qualunque personaggio pubblico di cui abbia mai sentito parlare che sia vissuto negli ultimi cento anni o più. Ascoltare le voci. Diventerà (è già diventato) normale, ma io, oggi, lo trovo impressionante.
18 giugno 2008
Google ci sta facendo diventare stupidi?
'Is Google Making Us Stupid?' è un articolo di Nicholas Carr, pubblicato su The Atlantic Online, July/August 2008.
Il titolo è ad effetto, ma il nostro istupidimento non è causato in modo specifico da Google. Il problema è "What the Internet is doing to our brain", le modifiche che Internet porta al nostro modo di apprendere e pensare.
Carr segnala, partendo dalla propria personale esperienza e da quella di altri utenti, che chi frequenta in modo sistematico la rete si abitua ad una modalità di apprendimento e di elaborazione del pensiero diverse rispetto a quelle a cui era abituato. Più frammentarie, meno riflessive. Per alcuni versi, il discorso rimanda a quello trattato trent'anni fa da Neil Postman (in Amusing Ourselves to Death - anche in italiano) sugli effetti del modello culturale visuale - pubblicitario - televisivo.
10 novembre 2007
Avvocati
"Using economic data from fifty-two countries from 1960 to 1980, Samar K. Datta and Jefferey B. Nugent have shown that for every percentage point increase in the number of lawyers in the labor force (from, say, 0.5 to 1.5 percent), economic growth is reduced by 4.76 to 3.68 percent - thus showing that economic growth is inversely related to the prudence of lawyers."
26 gennaio 2007
cosa trasmettere ai figli
"[per i maschi] i figli erano la trasmissione di uno stato, di regole e di un patrimonio. E questo principalmente nell'ambito dell'aristocrazia, ma non solo: anche tra i commercianti, i contadini, gli artigiani, in pratica in tutte le classi sociali. Oggi tutto ciò non esiste più: io sono un impiegato, cosa dovrei trasmettere a mio figlio? Non ho nessun mestiere da insegnargli, neppure so cosa potrà fare da grande; e comunque, per lui le regole che ho conosciuto io non saranno più valide, vivrà in un altro universo. Accettare l'ideologia del cambiamento continuo significa accettare che la vita di un uomo sia strettamente ridotta alla sua esistenza individuale, e che le generazioni passate e future non abbiano più alcuna importanza ai suoi occhi. E' così che viviamo; e oggi per un uomo avere un figlio non ha più alcun senso. La situazione delle donne è diversa, giacché non hanno mai smesso di provare il bisogno di avere un essere da amare – il che non è, né è mai stato, il caso degli uomini.”